Ma per un "vincente" (il quale peraltro avrà sicuramente anche lui le sue difficoltà, seppure diverse) in un gruppo di cento bambini ce ne sono almeno noventanove che avranno una vita normale, non "eccezionale": e di loro che ne facciamo? Dei disadattati? [...]
D'altra parte, è proprio l'aspettativa di "eccezionalità" a innescare nel bambino una tale ansia da prestazione che corre il rischio di produrre il fallimento: invece di un candidato al premio Nobel ne farà spesso un ragazzo che abbandonerà gli studi, invece di un campione di calcio si rintroverà un imbranato e così via. Il tutto come reazione più o meno inconscia, ma naturale e in parte sana, a un'ansia così profonda da condurre in genere al risultato opposto.
Questo non vuol dire che i bambini non debbano essere accompagnati da aspettative, è normale e sano che ciò avvenga. Solo che le aspettative sane su un bambino non sono di eccezionalità, bensì di normalità, come ben insegnano i genitori di bambini disabili, i quali devono purtroppo tante volte affrontare il dolore di dover rinunciare anche a queste.
E' del tutto naturale e sano, infatti, che un neonato cresca, che impari a parlare e a camminare con i suoi modi e i suoi tempi, a stare con gli altri e a giocare, a leggere e a scrivere quando andrà a scuola e così via. Che possa avere cioè un normale futuro di studio, di lavoro, di relazioni familiari.
"Un bambino cresce cadendo e rialzandosi" dice un saggio proverbio turco."
Parole di Alba Marcoli tratte da "Il bambino lasciato solo", 2007, Milano, Mondadori
Alba Marcoli è una psicologa clinica, di formazione analitica, che ha avuto una lunga esperienza nel campo dell'insegnamento e della psicoterapia.
Nessun commento:
Posta un commento